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Inutile negarlo: il Festival di Sanremo lo guardano tutti. E chi non lo guarda ne sente parlare: dalla televisione e dalla radio. Oppure dai social. Che non hanno perso un minuto di quanto accaduto al Teatro Ariston commentando canzoni, vestiti e trucchi in tempo reale. E questa sera accadrà lo stesso, in occasione della finale. E poi quest’anno c’è il Fantasanremo… quindi! Un motivo in più per sapere come andrà a finire.
C'è una cosa che però non tutti guardano, anzi, molto pochi, ed è la pubblicità. Quando c’è la pubblicità cambiano canale. Anche se va in onda il Festival di Sanremo.

Noi, in qualità attori-doppiatori, doppiatori pubblicitari e/o Voice Over Artist, la pubblicità la guardiamo eccome. Talvolta cercando quei particolari auditivi che non ci sono piaciuti; talatra per applaudire un collega. Qui è di spot pubblicitari che ti parlo. Più precisamente, degli spot pubblicitari che vanno in onda durante Sanremo.
Quanto spendono le aziende per pubblicizzarsi durante il Festival? E perché (se spendono così tanto) dobbiamo preoccuparci di ricevere una percentuale (quasi) insignificante rispetto alla cifra spesa?

IL GRAN FINALE DELLA PUBBLICITÀ

Questa, dunque, è la settimana del Festival della canzone italiana. Venticinque i big in gara: da Elisa a Gianni Morandi, fino a Mahmood e Blanco. Passando per La Rappresentante di Lista, Fabrizio Moro, Massimo Ranieri, Giusy Ferreri e tutti gli altri. Chi sarà il vincitore lo sapremo oggi (sabato 5 febbraio, ndr) quando è previsto il gran finale. Intanto, però, in attesa di sapere il nome del cantante trionfatore, diamo un’occhiata ai contorni di questo Festival. Quelli che ci interessano, chiaramente. Quelli che riguardano il nostro mestiere. Insomma possiamo dare un’occhiata (un orecchio, dovrei dire) agli spot pubblicitari.
Avrai fatto caso, quindi, alla pubblicità? Se sei del mestiere certo che sì, ci avrai fatto caso. E avrai notato - ne sono certo - che di pubblicità durante il Festival di Sanremo ce n’è abbastanza… anche se - più o meno - i blocchi sono sempre uguali. Almeno così è stato fino a giovedì. Ieri (venerdì) è spuntato qualche spot diverso. 
Perché? Lo vediamo subito.

FESTIVAL DI SANREMO: CIFRE DA CAPOGIRO PER GLI SPOT PUBBLICITARI

Perché quella di ieri era una serata diversa, c'erano le cover. Quindi, a livello di audience, niente era garantito. La vera attenzione del pubblico da casa è rivolta alle nuove canzoni, alla novità. Per questo motivo un'azienda può aver deciso di pubblicizzarsi durante le altre serate. Oggi, invece, in occasione della finale, è tutto diverso. Immaginiamo che ci sia stata una gara senza esclusione di colpi per esserci.
E poi c'è un'altra questione, quella dei costi. I costi sono molto alti. Sicuramente più alti del solito. Ma non tanto diversi rispetto a una portentosa campagna pubblicitaria sulle Tv nazionali. Va detto però che durante il Festival di Sanremo tutto cambia: l’audience è altissima, il target variegato e la possibilità di vendere il prodotto pubblicizzato raggiunge livelli altissimi.
Mettiamoci un attimo dalla parte di un’azienda sapendo che per fare pubblicità durante il Festival di Sanremo bisogna investire molti soldi.
Vediamo quanto:

 

Le telepromozioni, che durano da 45 a 60 secondi, costano 2 milioni e 30mila euro per un pacchetto unico. Quindi costano 406mila euro a serata. Capito?! Segnatelo.
Quelle più corte, i billboard, normalmente annunciate dalla frase “questo programma è presentato da”, costano poco meno di 27mila euro. Mentre i “classici” spot da 30 secondi costano, in media, 120mila euro a passaggio. A queste cifre riportate come esempio dovremmo aggiungere o sottrarre il momento della messa in onda, che varia in base all’orario e altri parametri.
Se vuoi approfondire la questione vai su Rai Pubblicità e consulta il listino.

 

 

IL TUO LAVORO VALE DI PIÙ

Capito come vanno le cose, caro collega o aspirante tale?!
Se ancora hai dubbi, se pensi di guadagnare troppo o troppo poco quando il tuo Voice Over finisce su una o più reti nazionali, ricordati del Festival di Sanremo e dei suoi costi. Ricordati quanto investe un’azienda per farsi notare in Tv. E tieni presente che soltanto una piccola percentuale di quell’investimento pubblicitario finisce a te. Diciamo… 1000 euro su 30mila?!
E la tua voce è un fattore determinante per la riuscita dello spot

Chiaro?!
Allora non accettare di essere pagato 20, 30 o 50 euro solo perché la tua voce finisce in Tv! Chi lo fa… beh non posso scrivere parolacce… ma chi lo fa è un gran… ok, ci siamo capiti amico.

Ti conviene stare dalla parte dei professionisti e fare il prezzo giusto. Infine rifletti. Rifletti di nuovo sul fatto che quello che guadagna un doppiatore pubblicitario è una minima parte rispetto a quello che paga l’azienda per pubblicizzarsi in televisione.
E tu non costi tanto… tu vali tanto!

 

 

 

Mi chiamo Daniele Campanari, sono laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione alla Sapienza di Roma e sono un doppiatore pubblicitario professionista e un Voice Over artist. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia. Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, ENI, Sky, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. Il mio portfolio clienti è sempre in aggiornamento.

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https://www.instagram.com/danielecampa88/?hl=it

Studio, attrezzatura tecnica, test acustici, investimenti, aggiornamenti. E ancora: partita iva, fatturazione, comunicazione, social media. Pensavi che fosse facile lavorare con la voce, eh?! E se scegli di essere un libero professionista - ossia un cane sciolto ma disponibile a mangiare croccantini anche nelle case degli altri - il percorso è ancora più impegnativo. E non è finita. L’altro giorno un giovane collega mi ha chiesto di illuminarlo sul tema delle royalties che vanno riconosciute a un interprete-esecutore di comunicati pubblicitari, voice over, documentari, ecc. Il tema è vasto e variegato. Ma prima di addentrarci nell’oscurità della selva dobbiamo chiarire tre aspetti fondamentali:

cosa sono i diritti?
a chi vanno riconosciuti?
come vanno calcolati?

Chiariamo una questione importante ma troppe volte ignorata. Eppure potenzialmente determinante per moltiplicare il fatturato di un doppiatore pubblicitario.

 

 

DIRITTI E CONNESSI: MA PER QUANTO TEMPO?

Il tema dei diritti spesso viene ignorato. Ma una cosa è certa: i diritti - anche detti royalties - vanno riconosciuti. Sempre. Ancora di più in alcuni casi che vedrai tra poco.
Chiarito questo, possiamo rispondere alla prima delle domande:

cosa sono i diritti?

I diritti sono corrispettivi economici - aggiunti alla realizzazione del progetto - che devono essere riconosciuti all’interprete-esecutore di comunicati commerciali a diffusione nazionale trasmessi su radio e Tv. Non solo. I diritti vanno calcolati anche su lavorazioni destinate ai siti web e ai social network.
Facile? Non proprio. Perché bisogna sapere dove e quando!
Che cosa significa e come si calcolano i diritti lo vedrai tra poco.
Intanto ti faccio notare che esiste la legge 80/41 basata sulla protezione del diritto d’autore. Questo è il passaggio che ci interessa:

“l'artista interprete o esecutore, anche in caso di cessione del diritto di noleggio ad un produttore di fonogrammi o di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, conserva il diritto di ottenere un'equa remunerazione per il noleggio concluso dal produttore con terzi. Ogni patto contrario è nullo.”

Questo è un passaggio determinante per rendere giustizia alla questione dei diritti. Perché a chi ci mette la voce spetta un riconoscimento economico oltre all’interpretazione e alla convocazione se prevista. Questo riconoscimento va concordato a valle del progetto. Non dopo! Ed è regolamentato - oltre che dalla legge - anche da associazioni che si occupano di tutelare il nostro lavoro. Che tu ne faccia parte o meno non è fondamentale. Ma è importante conoscerne l’esistenza e il settore d’applicazione.
Dunque ricorda il passaggio che hai letto poco fa, riferisci al committente e impugna la legge in caso di controversia!
Perché può capitare che i diritti non ti vengano riconosciuti a meno che non sia tu a chiederli.

COME SI CALCOLANO I DIRITTI?

Quindi analizziamo un altro punto della questione. Come si calcolano i diritti?
Prima di tutto devi sapere dove è destinato il progetto. Se il video a cui hai prestato la voce è destinato al sito web del cliente è un conto. Ma se la sua destinazione è la Tv nazionale è un altro conto. E ti assicuro che il tuo portafoglio sarà felice di avere notizie.
Prendendo in considerazione la seconda ipotesi - Tv nazionale - sappiamo che il trattamento economico riversato sui diritti varierà in base al periodo di messa in onda e su quali canali. I canali della nostra Tv nazionale sono Rai 1, 2, 3; Rete 4, Canale 5, Italia, La7, ecc. Mentre Sky - pur essendo una piattaforma a diffusione nazionale - ha delle variazioni.
Ti faccio un esempio:

 

Spot pubblicitario da 30”
Destinazione Tv nazionale
5 canali (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, Italia 1)
Durata 4 settimane
Costo: 1000 euro

 

Mille euro è quanto incasserai per questo progetto. Al quale dovrai aggiungere circa 200 euro se è prevista la convocazione.
Ti sembrano tanti? Forse perché non immagini quanto investe un’azienda per pubblicizzare i propri prodotti sulle Tv nazionali…

In ogni caso si tratta di un esempio. E in quanto tale è soggetto a personalizzazioni dettate dal rapporto col cliente, prezzo forfettario e quant’altro.
Il mercato è in continua evoluzione e complice la difficile reperibilità di informazioni si rischia di cadere a picco ancora prima di cominciare.
Per questo è bene informarsi e farsi trovare pronti all’appuntamento.

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Mi chiamo Daniele Campanari, sono un doppiatore pubblicitario professionista e un voice over artist. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. 
Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia.
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Stai realizzando un podcast per la tua azienda o per promuovere le tue attività da libero professionista? Bene.
Immagino che tu ti sia affidato a un voice over artist, uno speaker o un doppiatore per dar voce ai tuoi contenuti... giusto?
Ah no?! Male! A meno che tu non sia un talento vocale capace di realizzare un buon prodotto senza il coinvolgimento di nessuno. Ma quasi nella totalità dei casi non è così. Anche perché basta che ognuno sappia svolgere al meglio il proprio mestiere! Quindi, se non vuoi buttare al vento le tue idee realizzando qualcosa di poco professionale, è bene che tu ti rivolga a un professionista.

Semplice!

PODCAST: UN FENOMENO IN CRESCITA

Secondo una ricerca condotta da BVA-Doxa, i podcast si confermano un fenomeno sempre più in crescita.
Lo dicono i numeri:

  • il 90% degli italiani sa cos’è
  • il 39% dichiara di conoscerlo bene

E tanti altri ne fanno un utilizzo frequente.
Ascoltano, riproducono, criticano… già: criticano!
Perché se metti il tuo prodotto al servizio del pubblico, spammandolo sui social, devi assumerti anche la responsabilità di ciò che pensano gli utenti.

Purtroppo mi capita di sentire sempre più frequentemente podcast realizzati da aziende o freelance che non hanno a che fare con qualcosa di professionale. Questo perché si tende a credere che la realizzazione di un podcast possa essere affidata a chiunque: dal segretario dell’impresa fino a sé stessi. Dimenticando l'importanza della produzione e del motivo per cui viene resa pubblica. 

Capisco che metterci la faccia è importante. Ma in questo caso sarebbe meglio evitare di metterci anche la voce!

 

 

IN POCHE PAROLE: QUALI SONO I PROBLEMI?

Da una voce impreparata emergono tutti i difetti di un podcast fatto - letteralmente - a casa. Oppure, se preferite, a caso.
Dice: allora quali sono questi problemi?
Te lo dico subito:

  • Strumentazione improvvisata
  • Qualità del suono scadente (eco, rumori di fondo, click salivari, picchi...)
  • Uso improprio o inesistente della dizione

Adesso so cosa stai pensando.
Pensi che un podcast prodotto in questo modo non lo ascolteresti mai, oppure se hai iniziato ad ascoltarlo smetterai di farlo molto presto. Anche se a produrlo è il tuo migliore amico.
Allo stesso tempo so che vuoi tanto bene al tuo migliore amico, quindi gli stai consigliando di rivolgersi a un professionista per la realizzazione di un podcast col quale fare un figurone attraendo sempre più pubblico. Ciò significa più clienti e un potenziale maggiore guadagno. E questo è uno dei tuoi obiettivi.

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Mi chiamo Daniele Campanari, sono un doppiatore pubblicitario professionista e un voice over artist. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. 
Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia.
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Martedì, 07 Settembre 2021 08:30

CARA VOCE QUANTO MI COSTI: 10 O 100?

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Eccoci. Siamo di fronte a una scelta: 10 o 100.
Quanto ci tieni al tuo progetto? Se la risposta è “tanto” saprai benissimo che, il più delle volte, “risparmio non è sinonimo di qualità”. Per questo sono sicuro che sceglierai di spendere 100 per il tuo progetto.

LA DIFFERENZA TRA 10 E 100

Quando devo spiegare perché un servizio costa in un modo e l’altro in un altro modo so che dovrò raccontare tutta la faccenda dall’inizio. Lo faccio perché conosco il mio settore. Ma anche perché qualcuno ha bisogno di essere istruito.
Allora perché un voice over costa 10 e un altro 100?
Perché esiste il libero mercato, certo. Perché il prezzo non è sempre regolamentato da un’insindacabile incisione su una tavoletta di pietra. Ma anche perché esistono i portali: spazi comuni dove un freelance offre uno specifico servizio, in questo caso con la voce: spot pubblicitari, corporate, podcast, audiolibri e quant’altro. I portali più noti sono Fiverr, Voice 123, Voices, Bodalgo, Mandy e Voice Bunny. Ognuno con le proprie regole e condizioni. Tutti - o quasi - con un determinatore comune: i prezzi bassi. Troverai anche professionisti con i prezzi corretti. Ma se vuoi uno speaker in saldo lì c'è. Il problema è che uno speaker in saldo non è detto che sia un *professionista. Anzi, nella maggior parte dei casi non lo è. Quindi “risparmio non è sinonimo di qualità”. E tu stai cercando la qualità per il tuo progetto. Ecco perché se un voice over costa 10 e un altro 100 c’è una differenza. Non parlo soltanto di prezzo. Parlo anche di capacità.  

"Perché quando acquisti un prodotto professionale paghi l'esperienza di chi lo produce: gli anni di studi, il perfezionamento, la strumentazione tecnica. Paghi gli investimenti effettuati dal professionista, la capacità, l’arte, l’anima e la voce. Paghi una persona capace che ha impiegato molte energie per diventare bravo." 

Il nostro mestiere non può essere svolto da chiunque. Anche se qualcuno ha messo in giro questa voce. Non basta un microfono, una scheda audio, un software di registrazione e un computer per fare questo lavoro. Ci vuole molto di più. E se l’intenzione è “campare” con questo mestiere, beh, bisogna darsi da fare. Per tanto tempo. 

*professionista è colui che ha studiato per diventarlo. Che si atteggia come tale facendo parte di una categoria. Che paga le tasse.

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Giovedì, 15 Luglio 2021 08:50

QUALITÀ DEL SUONO: IL BOX INSONORIZZATO

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Voci educate, attraenti. Uno studio e una preparazione tale che consentono di svolgere il mestiere di speaker e doppiatore. Ma c'è un problema, ed è spesso ripetuto: il suono. Non mi riferisco a quello della voce, piuttosto al suono riprodotto dall'ambiente di registrazione.

 "Chi dice che la voce sia tutto… sbaglia. Oppure mente."

Già. Perché oltre alla voce ci sono le emozioni e le intenzioni che trasmettiamo con un messaggio. Ma anche, appunto, l’ambiente di registrazione. Che deve essere curato, trattato; insomma deve essere di qualità per sfidare - e magare anche abbattere - la concorrenza sempre più agguerrita. È l’esercito degli speaker - aspiranti o meno - che ce lo impone per guadagnare quella fetta di mercato facendola diventare nostra. Per sempre.
Attenzione: siamo sempre nel campo dello smart working, ossia del lavoro svolto in uno studio di registrazione personale. Non mi riferisco quindi ai vari studi dislocati in Italia. Anche perché ormai è sotto gli occhi di tutti che il nostro lavoro, più in generale quello del voice over, può essere svolto in smart working.

QUALITÀ DEL SUONO

Smart working però non è traducibile come un lavoro di scarsa di qualità. Ecco perché torno a ripetere che è fondamentale lavorare su tutti gli aspetti del proprio mestiereNon è casuale il fatto che io pensi sempre a come migliorare la qualità del mio servizio, aggiungendo qualità a un prodotto che era già di qualità. L’ultimo upgrade per il mio studio di registrazione è il box insonorizzato.
L’ho scovato in Spagna, precisamente a Madrid, dove ha sede ed è operativa l’azienda DemVox. Grazie a loro ho portato nel mio studio di registrazione un meraviglioso box Eco100, il più piccolo della serie. Piccolo però non vuol dire meno performante, anzi. La qualità costruttiva è sempre la stessa (legno, materiali assorbenti e fonoisolanti).

MIGLIORI PRESTAZIONI 

Spostando le incisioni nel box ho confermato che era possibile aggiungere qualcosa in più al mio lavoro. Dando maggiore valore all’espressione artistica e al suono, consentendo a un microfono come il Neumann u87 di esprimersi al meglio delle sue caratteristiche. L’abbattimento acustico si aggira intorno ai 40db. Vale a dire che i rumori esterni non saranno uditi. E nessuno potrà ascoltare cosa stai registrando. In sostanza: è un acquisto giusto? Direi di sì. Se vuoi dare il massimo nel tuo lavoro e offrire il meglio ai clienti.

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Hai presente quando sei su una pagina web e si apre quel pop-up che ti informa di essere il millesimo visitatore? Ecco, in questi giorni stavo osservando l’archivio dei lavori a cui ho preso parte e mi sono accorto di aver raggiunto - e superato - la cifra dei 1000 spot registrati. Parlo soltanto di spot pubblicitari e non sto considerando quelli destinati alla televisione; oltre agli e-learning, documentari, voice over, doppiaggi e altre produzioni. Tagliato il traguardo ho pensato alla domanda posta dai diversi allievi del mio corso di dizione: come hai fatto?

FIDATI DI COSTANZA

Come ho fatto? Se fossimo nell’ambiente del marketing parleremmo di Segreto per raggiugere il successo. Ma io non ho segreti da svelare e tantomeno misteri nascosti. Ti dico semplicemente le cose come stanno. Fidati di costanza, quindi. Costanza non è una bella donna dalle forme generose ma una tra le vie da percorrere per chi svolge il mestiere di speaker e doppiatore. Costanza è quella via a cui devi puntare quando ti approcci a questa professione. Ed è la via che devi continuare a percorrere se ne fai già parte. In altre parole: devi dedicare tempo davanti al microfono. Devi conoscere il microfono e fare in modo che lui conosca te, la tua voce e i tuoi sentimenti. Questo è un patto d’amore. Ma se costanza fosse una donna è così che dovrebbe essere.

AMA IL TUO LAVORO

La metafora dell’amore mi sembra la più azzeccata quando si parla del nostro lavoro. Perché questa è una professione bellissima ma ha anche dei difetti che, talvolta, individuiamo come ostacoli. Questo mestiere ha bisogno di tanto calore. Quindi non dirò una c******a se dico che questo lavoro si esegue prima di tutto col cuore. Dopo c’è la testa, chiaro. Poi la voce. Ma è sempre di anima ed emozioni che parlo. Voglio dire che per dare voce a migliaia di cose significa che hai dato l'anima per il tuo lavoro. E l’anima ha bisogno di essere alimentata dalla costanza per ottenere il risultato che desideri.

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Se invece vuoi avere informazioni sul mio CORSO DI DIZIONE invia una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Sabato, 27 Febbraio 2021 09:21

CORSO DI DIZIONE? OK MA... QUELLO GIUSTO

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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai di fronte a un volantino oscuro, ché la diritta via era smarrita. Una citazione di Topolino? Non proprio.
È un noto verso della Divina Commedia di Dante Alighieri che ho preso in prestito per parlare di un fenomeno che - purtroppo - si sta espandendo a macchia d’olio. Sto parlando dei corsi di dizione.

CORSI DI DIZIONE OVUNQUE!

Già. Sembra che i corsi di dizione siano proprio ovunque. E il problema è che vengono erogati da chiunque. Ti sarà capitato di vedere uno di quei volantini appiccicati sui pali della luce che ti invita a partecipare a un non meglio identificato Corso di Dizione. E non sai neppure chi è l’insegnante. Sicuramente ti è capitato anche di scorrere la home di Facebook o Instagram e imbatterti in sponsorizzate come “Vuoi imparare a parlare bene? Iscriviti al corso di dizione di Pinco Pallino!”. Peccato che Pinco Pallino fino a ieri faceva il meccanico. C’è un problema, Houston. E il problema sei anche tu.
Ecco perché ho deciso di parlare dei corsi di dizione, della loro curiosa esplosione e di come difendersi dal lato oscuro della materia al fine di uscire dalla selva in cui, ahinoi, ci siamo imbattuti.

DIZIONE? OK SE A INSEGNARE È UN PROFESSIONISTA

La dizione è una materia che studia il linguaggio. Oppure: è la maniera di pronunciare le parole. E ancora: è il modo in cui vengono articolati i suoni. Queste definizioni sono tutte giuste. Ma semplificando il discorso diciamo che la dizione è una lingua. La dizione è la lingua italiana ma detta in maniera corretta. Senza inflessioni dialettali. E senza quei problemi di comprensione derivati da un’articolazione discutibile. Insomma potremmo dire che la dizione è talmente tanta roba da non poter essere una materia affidata agli insegnamenti di chiunque. Ed è qui che casca l’asino: basta fare un rapido giro del web o dei social per averne la conferma. Puoi trovare pubblicità sponsorizzate, pagine sponsorizzate e altre porcherie sponsorizzate che farebbero bella figura solo in una teca oscura. Quindi il problema sorge quando a erogare un corso di dizione non è un professionista. Il nostro ha sentito dire in giro che con i corsi di dizione si guadagna e anche bene. E può essere vero. Quindi ha deciso, di punto in bianco, di insegnare a parlare bene. Ma siamo sicuri che debba essere lui il tuo insegnante?

CHI (NON) SCEGLIERE

Beh, capire chi non scegliere è più facile di quanto si creda. Se vuoi imparare a parlare bene non devi scegliere una persona che commette errori di dizione (sì, tra i video sponsorizzati trovi gente che propina corsi di dizione parlando in… milanese!!!). Ma non devi scegliere neppure chi parla come un ròbot. La dizione non è una scienza esatta ma solo un modo di parlare correttamente. E siamo noi a decidere quando parlare in dizionese. Decidiamo di farlo switchando da un linguaggio all’altro, dal linguaggio quotidiano a quello - per così dire - professionale. Ecco perché devi scegliere un professionista che ha realmente a che fare con il linguaggio corretto. Quindi devi scegliere una persona che parla bene per mestiere. Che sia attore, speaker, speaker pubblicitario o doppiatore: l’importante è il concetto ripetuto ogni giorno. Insomma devi scegliere un insegnante che lavora con la voce. Cerca i suoi lavori, indaga sulla sua professione. Quindi guarda il suo curriculum e parlaci se puoi. Se è quello giusto capirai che quella che insegna è davvero la sua vita. Così uscirai dalla selva oscura di… Topolino!

IL CORSO DI DIZIONE

A questo punto hai capito dove buttare quel volantino appiccicato al palo della luce.
Se vuoi avere informazioni sui miei corsi di dizione scrivimi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
I corsi si svolgono anche online.

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Ultimamente si parla molto di tecnologia e strumenti applicati allo smart working. Ma molti non sanno che lo smart working è iniziato tempo prima che esplodesse la pandemia da coronavirus. Pionieri del lavoro a distanza possono essere considerati gli speaker e doppiatori pubblicitari.

PROVARE PER CREDERE

Non ci credete? Parlate con chi fa questo mestiere da 10, 20 o 30 anni. Poi tornate qui. Anche il nostro lavoro - in determinate e specifiche circostanze - può essere definito smart working. Ma non è uno smart working qualunque: se fatto bene è uno smart working a livello pro. Che cosa significa? Significa che uno studio di registrazione personale, se progettato a regola d’arte, può raggiungere livelli tecnici pari o addirittura superiori a quelli raggiunti dagli studi esterni. D’altronde al giorno d’oggi le possibilità sono infinite, la concorrenza è agguerrita e per produrre in maniera professionale e duratura nel tempo è necessario avere e dare il massimo. Ecco perché ho deciso di “smontare” virtualmente il mio studio di registrazione presentando ogni strumento che uso per lavorare. In questo modo rispondo alle curiosità dei giovani che vorrebbero iniziare a guadagnare con questo mestiere eppure non sanno da dove iniziare, ma anche ai clienti curiosi che non immaginano quanta resa - e quanta spesa - ci sia dietro questa professione.

PRIMA DI TUTTO IL TRATTAMENTO ACUSTICO

Sì, lo so: tuo cugino ha detto che per registrare basta un microfono e un computer. Ma tuo cugino non conosce la differenza tra un professionista e un amatore. Purtroppo mi capita di ascoltare sempre più frequentemente materiale audio rovinato da un riverbero fortissimo. Voglio dire che si sente se registri nella tua cameretta!
Il trattamento acustico è fondamentale per eliminare il tipico effetto-eco prodotto in una stanza.
Ci sono diversi modi per aggirare il problema, il più semplice potrebbe essere attaccare qualcosa alle pareti. Puoi applicare alla tua stanza o al tuo angolo/studio dei pannelli fonoassorbenti di ogni forma e colore. La loro funzione è “assorbire” il suono che proviene dalla tua voce. Sistemate le pareti devi ricordati di passare agli angoli della stanza dove applicherai delle bass trap; pannelli ancora più spessi che “catturano” le basse frequenze.
Queste sono le bass trap presenti nel mio studio:

Gik Acoustics
Addictive Sound
Cilindrico

Ricorda che anche il pavimento e il soffitto vanno trattati acusticamente. Nel mio studio ho applicato questa moquette, semplice ma efficace anche contro il rumore prodotto dal calpestìo:

Moquette pavimento al metro 

Se non ti basta puoi aggiungere una tenda insonorizzante. La tenda ha la stessa funzione dei pannelli fonoassorbenti, in più elimina possibili riflessi provenienti da una finestra. Ammesso che tu ne abbia una nei paraggi. In alternativa, se non hai una stanza chiusa da una porta, puoi avvalerti delle funzioni della tenda per creare una sorta di camerino nel quale blindare il tuo studio.

PRIMO PASSO VERSO LA TECNOLOGIA: IL COMPUTER 

Dopo il trattamento acustico entriamo nei dettagli tecnici della faccenda. Per lavorare abbiamo bisogno di un computer. Il computer non deve essere per forza una macchina perfetta, però deve essere veloce durante le operazioni. Quindi Apple o Windows non fa differenza, la scelta è personale e determinata dall’esigenza. Nel mio studio c’è un Acer All In One che ho reso più performante intervenendo su alcuni componenti tecnici. Attenzione anche alla connessione Internet. Può capitare che, a un certo livello, tu debba registrare da remoto con agenzia e cliente connessi in tempo reale. Ebbene, qui bisogna evitare la figuraccia per colpa di una connessione scadente. Se puoi, connettiti con il cavo di rete piuttosto che in wi-fi.
Il resto è garantito dai software di registrazione e mixaggio.
Questi sono quelli che utilizzo ogni giorno per registrare ed editare la voce.

WaveLab 
Adobe Audition
Reaper

MICROFONO E SCHEDA AUDIO: BASTA POCO SE È UAD! 

Certo. Fremevi dalla voglia di scoprire quale microfono e scheda audio uso nel mio studio di registrazione. D’altronde questi due strumenti possono essere considerati primari per uno speaker. Ma quando si parla di microfoni e schede audio si apre un mondo di opinioni. Eppure ci sono due oggetti che mettono d’accordo tutti: il primo è il re dei microfoni: il Neumann U87 Ai. Il più usato negli studi di doppiaggio e speakeraggio professionali, l’U87 è un microfono leggendario che non ha bisogno di presentazioni.

Neumann U87 Ai

Al Neumann ho affiancato un altro microfono molto chiacchierato negli ultimi tempi, l’Aston Spirit.

Aston Microphones Spirit

Quindi la scheda audio. Diffidate da chi dice che ogni scheda va bene per ottenere un risultato professionale. Chi lo dice non ha mai provato l’Apollo Twin Universal Audio. Parliamo di una macchina super tecnologica che trasforma il suono in qualcosa di ineccepibile. Oltre alla qualità del suono, la particolarità dell’Apollo è la presenza e la possibilità d’uso in tempo reale dei plug-in con eventuali settaggi e spostamenti rapidi. Per la mia catena audio ho acquistato un Manley Vox Box. Il suo valore fisico supera i 4mila euro.

Apollo Twin USB Duo
Manley Vox Box

 

DOVE PASSA IL SUONO: LE CUFFIE 

Il suono percepito dalle orecchie è qualcosa di estremamente personale. C’è chi preferisce un volume alto e chi basso, per esempio. La certezza è che per registrare la voce la nostra cuffia dovrà essere chiusa. Questo per evitare possibili “infiltrazioni” provenienti dal microfono. Per il mixaggio, invece, va bene anche una cuffia aperta. Nel mio studio sono presenti queste cuffie:

Beyerdynamic dt 770 PRO 80 ohm
Sennhesier HD 25 70 ohm
AKG K701

LE CASSE MONITOR

Se è vero che un buon risultato lo riconosciamo dall’ascolto finale, le casse monitor allora sono davvero molto importanti. Come per le cuffie, però, il discorso monitor è soggettivo. Ne trovi tante e ad ogni prezzo. Io ho le Yamaha HS5.

Yamaha HS5

CONFORT A PORTATA DI VISTA: IL DESK 

Lavorare in un ambiente confortevole è importante. In questo senso bisogna mettersi nelle condizioni di operare al meglio. Per il mio studio ho scelto un desk professionale e adatto alle dimensioni dello spazio. Grazie a questa scrivania ho tutto quello che mi serve a portata di mano.

Desk da studio Pro Audio

IN CONCLUSIONE

Mi sembra evidente che per svolgere questo mestiere in maniera professionale è importante dotarsi di una strumentazione significativa. E per farlo bisogna investire un po' di soldi. Certo non è tutto, parliamo pur sempre di un lavoro artistico che necessita di una preparazione attenta e costante, oltre che di una buona dose di esperienza maturata nel tempo. Lascio al lettore ogni possibile conclusione. Non prima di aver linkato altri strumenti presenti nel mio studio.

Altri piccoli oggetti fondamentali

Monitor Curvo
Behringer HA400 
Netgear Switch
Van Damme cavo bilanciato

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Mi chiamo Daniele Campanari, sono un doppiatore e speaker pubblicitario professionista. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. 
Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia.
Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, ENI, Poste Italiane, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. Il mio portfolio clienti è sempre in aggiornamento.

Collegati al mio sito o seguimi su Facebook! 
 
 

Prendi un gruppo Facebook per attori, doppiatori e speaker. Pubblica un casting all’interno e voilà! Il gioco è fatto penserete. Perché sicuramente troverò quello che sto cercando. 
E invece no. Niente di più sbagliato.

DECINE DI COMMENTI INCONCLUDENTI 

Cosa succede quando viene pubblicato un casting all’interno di un gruppo Facebook per attori, doppiatori e speaker? Mettendoci dalla parte del cliente, succede esattamente il contrario di quello che abbiamo pensato. Arriveranno decine di commenti - talvolta centinaia - e la percentuale delle risposte soddisfacenti sarà molto bassa.
Perché dico questo? Perché ne ho le prove.
Fatelo anche voi se non ci credete: pubblicate un casting. Oppure guardate l’ultimo che è stato pubblicato e analizzate le risposte. La maggior parte di queste arriveranno da improvvisati che non sanno nulla di speakeraggio, doppiaggio e del Voice Over in generale. E tu, creatore del casting, hai perso gran parte del tuo tempo. 

I PROFESSIONISTI INVECE... 

Va sottolineato, prima di tutto, che i casting per la ricerca di professionisti non si fanno nei gruppi che raccolgono categorie distanti tra loro. Conosco colleghi che neppure partecipano a questa strana selezione soltanto per il principio - confermato - che si tratti di una perdita di tempo. Per meglio dire, una perdita di professionalità. Esistono portali, invece, dove veri professionisti speaker e doppiatori si mettono a disposizione dei clienti dopo aver creato profili veramente professionali. E i professionisti in questione fanno solo il mestiere di speaker e doppiatore. Non sono addetti al banco supermercato e/o doppiatori; non sono idraulici e/o doppiatori. Tantomeno sono dei sognatori. I nostri professionisti fatturano una certa quantità di denaro con quel mestiere, mangiano e danno da mangiare a una famiglia eventualmente. Nel marasma del “voglio fare l'audiolibro perché è il mio sogno” troverai, al contrario, un mucchio di robaccia.
Vuoi dire che non sempre è così? Certo che non lo è! Io stesso ho trovato clienti su Facebook; e addirittura qualcuno mi ha trovato su Instagram. Quindi ciò che voglio dire è che non bisogna allontanarsi a priori. Ma farlo con consapevolezza.

COSA FARE ALLORA?

Il consiglio è sempre lo stesso: se vuoi ottenere un lavoro professionale per il tuo progetto devi rivolgerti a veri professionisti. Dunque a chi svolge questo mestiere ogni giorno e ha esperienza da vendere.
Vuoi sapere come fare? Collegati ai portali. Questo, per esempio, è il mio profilo su Fiver: una vetrina per noi speaker e doppiatori e un'opportunità per il cliente per dare voce al suo progetto. Attenzione però! Perché anche qui puoi trovare speaker improvvisati a un costo - ovviamente - sottostimato (!!!); ma allo stesso tempo puoi trovare professionisti apprezzabili che vendono il proprio prodotto al prezzo giusto. Nel mio caso - ovviamente il secondo citato - puoi vedere le recensioni lasciate da alcuni clienti che hanno scelto la mia voce.
Oppure vai su Bodalgo, questa è la mia scheda. In alternativa c’è Google, il motore di ricerca più famoso del mondo. Mi trovi anche qui, tra i migliori risultati della ricerca "voce narrante per video".
Ma non andare nei gruppi Facebook, ti prego! A meno che la tua ricerca non sia rivolta a veri professionisti. Troverai anche loro nei gruppi in questione. Ma il rischio è di perdersi nel marasma del niente.
Essere professionisti della voce non è facile. Ci vogliono anni di studio ed esercizio quotidiano. Quindi uno studio di registrazione sempre disponibile e un’ottima struttura tecnologica. Le strade sono molte. Sta a te scegliere la migliore.

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Mi chiamo Daniele Campanari, sono un doppiatore e speaker pubblicitario professionista. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. 
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Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, ENI, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. Il mio portfolio clienti è sempre in aggiornamento.

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Alcuni giorni fa ho visto il video di un talentuoso aspirante speaker e doppiatore che con la telecamerina dello smartphone ha registrato una sua performance mentre si cimentava nella lettura di una poesia o di uno spot pubblicitario. Il video è stato pubblicato su Facebook, Instagram o è arrivato direttamente nella mia posta. Non è questo l’importante. L’importante è che questo aspirante speaker e doppiatore è bravo, ha una bella voce*, e riesce addirittura ad applicare delle regole fondamentali del mestiere. Ma ha un problema. Dice: qual è il problema?  

Il problema di questo talentuoso aspirante speaker e doppiatore è il suono riprodotto dalla sua performance. È un suono “ambientale”, ai limiti del cavernicolo. Siamo in cameretta, infatti. E questo è luogo in cui il nostro passerà la notte sognante sperando di diventare un professionista del settore.
Dicevo, dunque, che il problema è l'ambiente.
Tutti sanno che avere un buon suono equivale a indossare una camicia stirata, la stessa che metterai al colloquio di lavoro. Un buon suono è quindi il proprio biglietto da visita. E non parlo del suono della voce, quello viene dopo. Parlo dell'ambiente che circonda la nostra performance. Non a caso la prima cosa che viene decretata professionale o poco professionale è proprio il suono. E avrei esempi concreti di speaker scartati a priori - seppur tecnicamente bravi - proprio perché si sono presentati all’appuntamento con la camicia sgualcita. Che nel nostro caso è un suono orribile.

Quindi dirò che la prima regola per entrare a far parte - e sopravvivere a lungo - nel mondo del voice over è avere un buon suono. Siamo nel campo dello smart working, chiaramente. Smart working che, per inciso, abbiamo inventato noi molto tempo prima che arrivasse la pandemia da coronavirus. Dice: come ottengo un buon suono?
Semplice. Basta occuparsi dell'insonorizzazione del posto in cui abbiamo deciso di dare voce al nostro talento. Dunque dovrai occuparti dei riflessi vocali che normalmente rimbalzano da parete a parete e da pavimento a soffitto. Potrai attaccare pannelli insonorizzati alle pareti se registri in una stanza adatta alla ricostruzione, oppure potrai usare gli stessi pannelli insieme a delle tende insonorizzanti chiudendoti come se fossi in un camerino. L'alternativa è acquistare una cabina insonorizzata. Più professionale sarà l’idea, più contributi economici dovrai prevedere.

Ma ricorda: l'ambiente in cui registri è la tua camicia stirata. Un microfono super professionale e costoso come il Neumann U87 che uso io, insieme alla scheda audio Apollo Twin, non faranno di te un professionista se trascuri i dettagli. E i dettagli fanno la differenza.   

*avere una "bella voce" non significa niente

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