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Alcuni giorni fa ho visto il video di un talentuoso aspirante speaker e doppiatore che con la telecamerina dello smartphone ha registrato una sua performance mentre si cimentava nella lettura di una poesia o di uno spot pubblicitario. Il video è stato pubblicato su Facebook, Instagram o è arrivato direttamente nella mia posta. Non è questo l’importante. L’importante è che questo aspirante speaker e doppiatore è bravo, ha una bella voce*, e riesce addirittura ad applicare delle regole fondamentali del mestiere. Ma ha un problema. Dice: qual è il problema?  

Il problema di questo talentuoso aspirante speaker e doppiatore è il suono riprodotto dalla sua performance. È un suono “ambientale”, ai limiti del cavernicolo. Siamo in cameretta, infatti. E questo è luogo in cui il nostro passerà la notte sognante sperando di diventare un professionista del settore.
Dicevo, dunque, che il problema è l'ambiente.
Tutti sanno che avere un buon suono equivale a indossare una camicia stirata, la stessa che metterai al colloquio di lavoro. Un buon suono è quindi il proprio biglietto da visita. E non parlo del suono della voce, quello viene dopo. Parlo dell'ambiente che circonda la nostra performance. Non a caso la prima cosa che viene decretata professionale o poco professionale è proprio il suono. E avrei esempi concreti di speaker scartati a priori - seppur tecnicamente bravi - proprio perché si sono presentati all’appuntamento con la camicia sgualcita. Che nel nostro caso è un suono orribile.

Quindi dirò che la prima regola per entrare a far parte - e sopravvivere a lungo - nel mondo del voice over è avere un buon suono. Siamo nel campo dello smart working, chiaramente. Smart working che, per inciso, abbiamo inventato noi molto tempo prima che arrivasse la pandemia da coronavirus. Dice: come ottengo un buon suono?
Semplice. Basta occuparsi dell'insonorizzazione del posto in cui abbiamo deciso di dare voce al nostro talento. Dunque dovrai occuparti dei riflessi vocali che normalmente rimbalzano da parete a parete e da pavimento a soffitto. Potrai attaccare pannelli insonorizzati alle pareti se registri in una stanza adatta alla ricostruzione, oppure potrai usare gli stessi pannelli insieme a delle tende insonorizzanti chiudendoti come se fossi in un camerino. L'alternativa è acquistare una cabina insonorizzata. Più professionale sarà l’idea, più contributi economici dovrai prevedere.

Ma ricorda: l'ambiente in cui registri è la tua camicia stirata. Un microfono super professionale e costoso come il Neumann U87 che uso io, insieme alla scheda audio Apollo Twin, non faranno di te un professionista se trascuri i dettagli. E i dettagli fanno la differenza.   

*avere una "bella voce" non significa niente

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Mi chiamo Daniele Campanari, sono un doppiatore e speaker pubblicitario professionista. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. 
Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia.
Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. 

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Pubblicato in Blog
Lunedì, 23 Marzo 2020 20:10

I DOPPIATORI RESTANO A CASA... PER DOPPIARE?

Lo chiamano Smart Working perché Lavorare da casa suona troppo italiano. Linguaggio a parte, questo è uno dei grandi temi del periodo emergenza coronavirus. I decreti governativi vengono aggiornati di giorno in giorno, le restrizioni diventano sempre più importanti e impotenti assistiamo alla chiusura di piccole e grandi attività. Tra queste figurano gli studi di registrazione e doppiaggio, giustamente considerati “poco necessari” quando la salute occupa il primo posto. Applicato il lucchetto alle sale, come se la cavano gli speaker e doppiatori?

#LORORESTANOACASA

Restano a casa, chiaramente. Però come si direbbe verso Houston, abbiamo un problema. Il problema è che a casa non si lavora. Sembrerebbe. Lo chiamano Smart Working perché ammettere che si tratta di routine per alcuni è fin troppo specifico. Per questi, infatti, lavorare da casa è un’abitudine consolidata. I nostri hanno una scrivania sulla quale poggiare un computer, un microfono e una scheda audio; uno studio recording trattato acusticamente. Fanno tutto (o quasi) da lì. La somma delle cose dà per risultato un luogo, e un luogo è un fatturato che, per i professionisti, è l’ideale seguito di una comprovata produzione vocale.

DOPPIARE DA CASA, SI O NO?

Ma nelle ultime ore assistiamo allo scontro invisibile tra il covid-19 - un potente stronzo - e il grande dubbio legato alla possibilità di continuare - o iniziare - a produrre vocali anche tra le mura domestiche. E non parlo di WhatsApp. Eppure si tratta di un dubbio che pare abbia tolto il sonno alle grandi produzioni. Quindi: se le sale sono chiuse, a chi viene affidato il lavoro? 

La domanda non è scontata, anzi, ha accesso un dibattito interessante. Ed è il motivo per cui ne sto scrivendo.
Possono i doppiatori doppiare da casa?
La risposta, per me, è sì. Ma a piccole dosi.

NON È DOPPIAGGIO SUL DIVANO

Chi ha investito molti soldi per allestire uno studio di registrazione personale sa come si svolge il mestiere da speaker e doppiatore. Perché prima di realizzare uno studio è passato per le sale di registrazione o doppiaggio, e continua a passarci perché una presenza non esclude l’altra. Quindi sa di cosa parla. Per questo dico che doppiare da casa è possibile ma solo in parte.
Cosa possiamo doppiare, allora, dal nostro studio?
Pubblicità e altre produzioni che non hanno bisogno di un impiego lungo e ferocemente attoriale. Anche se in sync, il problema non è questo. Parliamo sempre di doppiaggio, ma non è il grande doppiaggio cinematografico che ci ha reso celebri.

Inoltre se prevedessimo di doppiare TUTTO da casa, per assurdo il personaggio principale di un grande film, verrebbe meno la catena umana che si sintetizza nel lavoro del doppiatore. A casa il doppiatore sarebbe abbandonato a sé stesso; nessun direttore a dirigerlo e nessun fonico a sistemare il fiato. Nessun assistente a confermare che sì, era buona quella frase!
Il doppiaggio è un affare per attori e ricco di tecnica. Non a caso si parla di tecnica del doppiaggio.
Da fuori il doppiaggio è sempre stato visto come un’arte applicata in una sala buia e insonorizzata, una sala dove viene eseguita una particolare magia. Doppiare dal proprio studio professionale è possibile, a patto che si verifichino tutte le condizioni.
Ma nessuno sarà così ingenuo da credere di trasferire - seppure momentaneamente - il mestiere del doppiatore in un altro luogo che non sia quello magico di una sala buia.

 

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