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Inutile negarlo: il Festival di Sanremo lo guardano tutti. E chi non lo guarda ne sente parlare: dalla televisione e dalla radio. Oppure dai social. Che non hanno perso un minuto di quanto accaduto al Teatro Ariston commentando canzoni, vestiti e trucchi in tempo reale. E questa sera accadrà lo stesso, in occasione della finale. E poi quest’anno c’è il Fantasanremo… quindi! Un motivo in più per sapere come andrà a finire.
C'è una cosa che però non tutti guardano, anzi, molto pochi, ed è la pubblicità. Quando c’è la pubblicità cambiano canale. Anche se va in onda il Festival di Sanremo.

Noi, in qualità attori-doppiatori, doppiatori pubblicitari e/o Voice Over Artist, la pubblicità la guardiamo eccome. Talvolta cercando quei particolari auditivi che non ci sono piaciuti; talatra per applaudire un collega. Qui è di spot pubblicitari che ti parlo. Più precisamente, degli spot pubblicitari che vanno in onda durante Sanremo.
Quanto spendono le aziende per pubblicizzarsi durante il Festival? E perché (se spendono così tanto) dobbiamo preoccuparci di ricevere una percentuale (quasi) insignificante rispetto alla cifra spesa?

IL GRAN FINALE DELLA PUBBLICITÀ

Questa, dunque, è la settimana del Festival della canzone italiana. Venticinque i big in gara: da Elisa a Gianni Morandi, fino a Mahmood e Blanco. Passando per La Rappresentante di Lista, Fabrizio Moro, Massimo Ranieri, Giusy Ferreri e tutti gli altri. Chi sarà il vincitore lo sapremo oggi (sabato 5 febbraio, ndr) quando è previsto il gran finale. Intanto, però, in attesa di sapere il nome del cantante trionfatore, diamo un’occhiata ai contorni di questo Festival. Quelli che ci interessano, chiaramente. Quelli che riguardano il nostro mestiere. Insomma possiamo dare un’occhiata (un orecchio, dovrei dire) agli spot pubblicitari.
Avrai fatto caso, quindi, alla pubblicità? Se sei del mestiere certo che sì, ci avrai fatto caso. E avrai notato - ne sono certo - che di pubblicità durante il Festival di Sanremo ce n’è abbastanza… anche se - più o meno - i blocchi sono sempre uguali. Almeno così è stato fino a giovedì. Ieri (venerdì) è spuntato qualche spot diverso. 
Perché? Lo vediamo subito.

FESTIVAL DI SANREMO: CIFRE DA CAPOGIRO PER GLI SPOT PUBBLICITARI

Perché quella di ieri era una serata diversa, c'erano le cover. Quindi, a livello di audience, niente era garantito. La vera attenzione del pubblico da casa è rivolta alle nuove canzoni, alla novità. Per questo motivo un'azienda può aver deciso di pubblicizzarsi durante le altre serate. Oggi, invece, in occasione della finale, è tutto diverso. Immaginiamo che ci sia stata una gara senza esclusione di colpi per esserci.
E poi c'è un'altra questione, quella dei costi. I costi sono molto alti. Sicuramente più alti del solito. Ma non tanto diversi rispetto a una portentosa campagna pubblicitaria sulle Tv nazionali. Va detto però che durante il Festival di Sanremo tutto cambia: l’audience è altissima, il target variegato e la possibilità di vendere il prodotto pubblicizzato raggiunge livelli altissimi.
Mettiamoci un attimo dalla parte di un’azienda sapendo che per fare pubblicità durante il Festival di Sanremo bisogna investire molti soldi.
Vediamo quanto:

 

Le telepromozioni, che durano da 45 a 60 secondi, costano 2 milioni e 30mila euro per un pacchetto unico. Quindi costano 406mila euro a serata. Capito?! Segnatelo.
Quelle più corte, i billboard, normalmente annunciate dalla frase “questo programma è presentato da”, costano poco meno di 27mila euro. Mentre i “classici” spot da 30 secondi costano, in media, 120mila euro a passaggio. A queste cifre riportate come esempio dovremmo aggiungere o sottrarre il momento della messa in onda, che varia in base all’orario e altri parametri.
Se vuoi approfondire la questione vai su Rai Pubblicità e consulta il listino.

 

 

IL TUO LAVORO VALE DI PIÙ

Capito come vanno le cose, caro collega o aspirante tale?!
Se ancora hai dubbi, se pensi di guadagnare troppo o troppo poco quando il tuo Voice Over finisce su una o più reti nazionali, ricordati del Festival di Sanremo e dei suoi costi. Ricordati quanto investe un’azienda per farsi notare in Tv. E tieni presente che soltanto una piccola percentuale di quell’investimento pubblicitario finisce a te. Diciamo… 1000 euro su 30mila?!
E la tua voce è un fattore determinante per la riuscita dello spot

Chiaro?!
Allora non accettare di essere pagato 20, 30 o 50 euro solo perché la tua voce finisce in Tv! Chi lo fa… beh non posso scrivere parolacce… ma chi lo fa è un gran… ok, ci siamo capiti amico.

Ti conviene stare dalla parte dei professionisti e fare il prezzo giusto. Infine rifletti. Rifletti di nuovo sul fatto che quello che guadagna un doppiatore pubblicitario è una minima parte rispetto a quello che paga l’azienda per pubblicizzarsi in televisione.
E tu non costi tanto… tu vali tanto!

 

 

 

Mi chiamo Daniele Campanari, sono laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione alla Sapienza di Roma e sono un doppiatore pubblicitario professionista e un Voice Over artist. Puoi ascoltare la mia voce in tutta Italia e nel mondo. Ogni giorno mi metto al servizio per grandi e piccole imprese. La mia voce viene scelta per campagne pubblicitarie nazionali in TV, su canali Mediaset e satellitari; e radiofoniche in onda su Rtl 102.5, Radio 105, Radio 24, Radio Rai, Radio Italia. Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, ENI, Sky, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. Il mio portfolio clienti è sempre in aggiornamento.

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Studio, attrezzatura tecnica, test acustici, investimenti, aggiornamenti. E ancora: partita iva, fatturazione, comunicazione, social media. Pensavi che fosse facile lavorare con la voce, eh?! E se scegli di essere un libero professionista - ossia un cane sciolto ma disponibile a mangiare croccantini anche nelle case degli altri - il percorso è ancora più impegnativo. E non è finita. L’altro giorno un giovane collega mi ha chiesto di illuminarlo sul tema delle royalties che vanno riconosciute a un interprete-esecutore di comunicati pubblicitari, voice over, documentari, ecc. Il tema è vasto e variegato. Ma prima di addentrarci nell’oscurità della selva dobbiamo chiarire tre aspetti fondamentali:

cosa sono i diritti?
a chi vanno riconosciuti?
come vanno calcolati?

Chiariamo una questione importante ma troppe volte ignorata. Eppure potenzialmente determinante per moltiplicare il fatturato di un doppiatore pubblicitario.

 

 

DIRITTI E CONNESSI: MA PER QUANTO TEMPO?

Il tema dei diritti spesso viene ignorato. Ma una cosa è certa: i diritti - anche detti royalties - vanno riconosciuti. Sempre. Ancora di più in alcuni casi che vedrai tra poco.
Chiarito questo, possiamo rispondere alla prima delle domande:

cosa sono i diritti?

I diritti sono corrispettivi economici - aggiunti alla realizzazione del progetto - che devono essere riconosciuti all’interprete-esecutore di comunicati commerciali a diffusione nazionale trasmessi su radio e Tv. Non solo. I diritti vanno calcolati anche su lavorazioni destinate ai siti web e ai social network.
Facile? Non proprio. Perché bisogna sapere dove e quando!
Che cosa significa e come si calcolano i diritti lo vedrai tra poco.
Intanto ti faccio notare che esiste la legge 80/41 basata sulla protezione del diritto d’autore. Questo è il passaggio che ci interessa:

“l'artista interprete o esecutore, anche in caso di cessione del diritto di noleggio ad un produttore di fonogrammi o di opere cinematografiche o audiovisive o di sequenze di immagini in movimento, conserva il diritto di ottenere un'equa remunerazione per il noleggio concluso dal produttore con terzi. Ogni patto contrario è nullo.”

Questo è un passaggio determinante per rendere giustizia alla questione dei diritti. Perché a chi ci mette la voce spetta un riconoscimento economico oltre all’interpretazione e alla convocazione se prevista. Questo riconoscimento va concordato a valle del progetto. Non dopo! Ed è regolamentato - oltre che dalla legge - anche da associazioni che si occupano di tutelare il nostro lavoro. Che tu ne faccia parte o meno non è fondamentale. Ma è importante conoscerne l’esistenza e il settore d’applicazione.
Dunque ricorda il passaggio che hai letto poco fa, riferisci al committente e impugna la legge in caso di controversia!
Perché può capitare che i diritti non ti vengano riconosciuti a meno che non sia tu a chiederli.

COME SI CALCOLANO I DIRITTI?

Quindi analizziamo un altro punto della questione. Come si calcolano i diritti?
Prima di tutto devi sapere dove è destinato il progetto. Se il video a cui hai prestato la voce è destinato al sito web del cliente è un conto. Ma se la sua destinazione è la Tv nazionale è un altro conto. E ti assicuro che il tuo portafoglio sarà felice di avere notizie.
Prendendo in considerazione la seconda ipotesi - Tv nazionale - sappiamo che il trattamento economico riversato sui diritti varierà in base al periodo di messa in onda e su quali canali. I canali della nostra Tv nazionale sono Rai 1, 2, 3; Rete 4, Canale 5, Italia, La7, ecc. Mentre Sky - pur essendo una piattaforma a diffusione nazionale - ha delle variazioni.
Ti faccio un esempio:

 

Spot pubblicitario da 30”
Destinazione Tv nazionale
5 canali (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, Italia 1)
Durata 4 settimane
Costo: 1000 euro

 

Mille euro è quanto incasserai per questo progetto. Al quale dovrai aggiungere circa 200 euro se è prevista la convocazione.
Ti sembrano tanti? Forse perché non immagini quanto investe un’azienda per pubblicizzare i propri prodotti sulle Tv nazionali…

In ogni caso si tratta di un esempio. E in quanto tale è soggetto a personalizzazioni dettate dal rapporto col cliente, prezzo forfettario e quant’altro.
Il mercato è in continua evoluzione e complice la difficile reperibilità di informazioni si rischia di cadere a picco ancora prima di cominciare.
Per questo è bene informarsi e farsi trovare pronti all’appuntamento.

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Hai presente quando sei su una pagina web e si apre quel pop-up che ti informa di essere il millesimo visitatore? Ecco, in questi giorni stavo osservando l’archivio dei lavori a cui ho preso parte e mi sono accorto di aver raggiunto - e superato - la cifra dei 1000 spot registrati. Parlo soltanto di spot pubblicitari e non sto considerando quelli destinati alla televisione; oltre agli e-learning, documentari, voice over, doppiaggi e altre produzioni. Tagliato il traguardo ho pensato alla domanda posta dai diversi allievi del mio corso di dizione: come hai fatto?

FIDATI DI COSTANZA

Come ho fatto? Se fossimo nell’ambiente del marketing parleremmo di Segreto per raggiugere il successo. Ma io non ho segreti da svelare e tantomeno misteri nascosti. Ti dico semplicemente le cose come stanno. Fidati di costanza, quindi. Costanza non è una bella donna dalle forme generose ma una tra le vie da percorrere per chi svolge il mestiere di speaker e doppiatore. Costanza è quella via a cui devi puntare quando ti approcci a questa professione. Ed è la via che devi continuare a percorrere se ne fai già parte. In altre parole: devi dedicare tempo davanti al microfono. Devi conoscere il microfono e fare in modo che lui conosca te, la tua voce e i tuoi sentimenti. Questo è un patto d’amore. Ma se costanza fosse una donna è così che dovrebbe essere.

AMA IL TUO LAVORO

La metafora dell’amore mi sembra la più azzeccata quando si parla del nostro lavoro. Perché questa è una professione bellissima ma ha anche dei difetti che, talvolta, individuiamo come ostacoli. Questo mestiere ha bisogno di tanto calore. Quindi non dirò una c******a se dico che questo lavoro si esegue prima di tutto col cuore. Dopo c’è la testa, chiaro. Poi la voce. Ma è sempre di anima ed emozioni che parlo. Voglio dire che per dare voce a migliaia di cose significa che hai dato l'anima per il tuo lavoro. E l’anima ha bisogno di essere alimentata dalla costanza per ottenere il risultato che desideri.

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Ho lavorato per TIM, Mulino Bianco, IKEA, Trivago, ENI, Poste Italiane, Michelin, Edison, UCI Cinemas, Del Monte e molti altri. Il mio portfolio clienti è sempre in aggiornamento.

Se invece vuoi avere informazioni sul mio CORSO DI DIZIONE invia una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Sabato, 27 Febbraio 2021 09:21

CORSO DI DIZIONE? OK MA... QUELLO GIUSTO

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai di fronte a un volantino oscuro, ché la diritta via era smarrita. Una citazione di Topolino? Non proprio.
È un noto verso della Divina Commedia di Dante Alighieri che ho preso in prestito per parlare di un fenomeno che - purtroppo - si sta espandendo a macchia d’olio. Sto parlando dei corsi di dizione.

CORSI DI DIZIONE OVUNQUE!

Già. Sembra che i corsi di dizione siano proprio ovunque. E il problema è che vengono erogati da chiunque. Ti sarà capitato di vedere uno di quei volantini appiccicati sui pali della luce che ti invita a partecipare a un non meglio identificato Corso di Dizione. E non sai neppure chi è l’insegnante. Sicuramente ti è capitato anche di scorrere la home di Facebook o Instagram e imbatterti in sponsorizzate come “Vuoi imparare a parlare bene? Iscriviti al corso di dizione di Pinco Pallino!”. Peccato che Pinco Pallino fino a ieri faceva il meccanico. C’è un problema, Houston. E il problema sei anche tu.
Ecco perché ho deciso di parlare dei corsi di dizione, della loro curiosa esplosione e di come difendersi dal lato oscuro della materia al fine di uscire dalla selva in cui, ahinoi, ci siamo imbattuti.

DIZIONE? OK SE A INSEGNARE È UN PROFESSIONISTA

La dizione è una materia che studia il linguaggio. Oppure: è la maniera di pronunciare le parole. E ancora: è il modo in cui vengono articolati i suoni. Queste definizioni sono tutte giuste. Ma semplificando il discorso diciamo che la dizione è una lingua. La dizione è la lingua italiana ma detta in maniera corretta. Senza inflessioni dialettali. E senza quei problemi di comprensione derivati da un’articolazione discutibile. Insomma potremmo dire che la dizione è talmente tanta roba da non poter essere una materia affidata agli insegnamenti di chiunque. Ed è qui che casca l’asino: basta fare un rapido giro del web o dei social per averne la conferma. Puoi trovare pubblicità sponsorizzate, pagine sponsorizzate e altre porcherie sponsorizzate che farebbero bella figura solo in una teca oscura. Quindi il problema sorge quando a erogare un corso di dizione non è un professionista. Il nostro ha sentito dire in giro che con i corsi di dizione si guadagna e anche bene. E può essere vero. Quindi ha deciso, di punto in bianco, di insegnare a parlare bene. Ma siamo sicuri che debba essere lui il tuo insegnante?

CHI (NON) SCEGLIERE

Beh, capire chi non scegliere è più facile di quanto si creda. Se vuoi imparare a parlare bene non devi scegliere una persona che commette errori di dizione (sì, tra i video sponsorizzati trovi gente che propina corsi di dizione parlando in… milanese!!!). Ma non devi scegliere neppure chi parla come un ròbot. La dizione non è una scienza esatta ma solo un modo di parlare correttamente. E siamo noi a decidere quando parlare in dizionese. Decidiamo di farlo switchando da un linguaggio all’altro, dal linguaggio quotidiano a quello - per così dire - professionale. Ecco perché devi scegliere un professionista che ha realmente a che fare con il linguaggio corretto. Quindi devi scegliere una persona che parla bene per mestiere. Che sia attore, speaker, speaker pubblicitario o doppiatore: l’importante è il concetto ripetuto ogni giorno. Insomma devi scegliere un insegnante che lavora con la voce. Cerca i suoi lavori, indaga sulla sua professione. Quindi guarda il suo curriculum e parlaci se puoi. Se è quello giusto capirai che quella che insegna è davvero la sua vita. Così uscirai dalla selva oscura di… Topolino!

IL CORSO DI DIZIONE

A questo punto hai capito dove buttare quel volantino appiccicato al palo della luce.
Se vuoi avere informazioni sui miei corsi di dizione scrivimi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
I corsi si svolgono anche online.

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