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Se viene definito il Re dei microfoni un motivo ci sarà. D’altronde ogni studio professionale ne possiede almeno uno, ed è considerato uno standard a livello internazionale. Dal doppiaggio cinematografico allo speakeraggio pubblicitario: il Neumann U87 Ai è il microfono per eccellenza.

IL RE DEI MICROFONI

Ogni microfono marchiato Neumann è sinonimo di qualità. Questo è ciò che possiamo dire oggi dopo anni di utilizzo. Ma nel 1928, quando la casa tedesca veniva fondata da Georg Neumann ed Erich Rickmann, non fu subito così. Questione di esordi, chiaramente, c'è voluto tempo prima che la serie Neumann venisse considerata uno standard professionale nel mondo. Anche se da subito si capì che aveva qualcosa in più della concorrenza. Quando si è arrivati alla conclusione non c’è stato più spazio a dubbi: il Neumann U87 Ai è il Re dei microfoni.

UNO STANDARD PROFESSIONALE

Ufficialmente il Neumann U87 è nato nel 1967, ha attraversato l'evoluzione tecnologica ed è stato prodotto in tre versioni: la prima, U87  I, è uscita di scena nel 1986; la seconda è l'U87 A; mentre la terza versione, quella attualmente prodotta, è la U87 Ai. Le differenze tra le versioni vanno ricercate nei componenti elettronici, con la capsula che resta invariata. Una delle caratteristiche che rende il Neumann U87 il microfono da studio più usato al mondo è la molteplicità d’uso in ambito vocale, tant’è vero che le applicazioni possono essere svariate. È perfetto per molti tipi di voce, viene utilizzato negli studi di doppiaggio professionali e in quelli di registrazione. L’unico difetto - se si può definire tale - è il costo elevato. Il Neumann U87 Ai supera i 2mila euro.

SUA MAESTA' NEUMANN U87 AI

E adesso è nel mio studio a far coppia con l'Aston Spirit - altro grande microfono dell'era moderna - pronto per essere usato in tutti gli ambiti della registrazione vocale. Per me è un grandissimo piacere poter lavorare con questo microfono che garantisce una qualità sonora al di fuori del comune. Parliamo di un microfono riconosciuto a livello mondiale che non può mancare in uno studio di alto livello.

 

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Lunedì, 23 Marzo 2020 20:10

I DOPPIATORI RESTANO A CASA... PER DOPPIARE?

Lo chiamano Smart Working perché Lavorare da casa suona troppo italiano. Linguaggio a parte, questo è uno dei grandi temi del periodo emergenza coronavirus. I decreti governativi vengono aggiornati di giorno in giorno, le restrizioni diventano sempre più importanti e impotenti assistiamo alla chiusura di piccole e grandi attività. Tra queste figurano gli studi di registrazione e doppiaggio, giustamente considerati “poco necessari” quando la salute occupa il primo posto. Applicato il lucchetto alle sale, come se la cavano gli speaker e doppiatori?

#LORORESTANOACASA

Restano a casa, chiaramente. Però come si direbbe verso Houston, abbiamo un problema. Il problema è che a casa non si lavora. Sembrerebbe. Lo chiamano Smart Working perché ammettere che si tratta di routine per alcuni è fin troppo specifico. Per questi, infatti, lavorare da casa è un’abitudine consolidata. I nostri hanno una scrivania sulla quale poggiare un computer, un microfono e una scheda audio; uno studio recording trattato acusticamente. Fanno tutto (o quasi) da lì. La somma delle cose dà per risultato un luogo, e un luogo è un fatturato che, per i professionisti, è l’ideale seguito di una comprovata produzione vocale.

DOPPIARE DA CASA, SI O NO?

Ma nelle ultime ore assistiamo allo scontro invisibile tra il covid-19 - un potente stronzo - e il grande dubbio legato alla possibilità di continuare - o iniziare - a produrre vocali anche tra le mura domestiche. E non parlo di WhatsApp. Eppure si tratta di un dubbio che pare abbia tolto il sonno alle grandi produzioni. Quindi: se le sale sono chiuse, a chi viene affidato il lavoro? 

La domanda non è scontata, anzi, ha accesso un dibattito interessante. Ed è il motivo per cui ne sto scrivendo.
Possono i doppiatori doppiare da casa?
La risposta, per me, è sì. Ma a piccole dosi.

NON È DOPPIAGGIO SUL DIVANO

Chi ha investito molti soldi per allestire uno studio di registrazione personale sa come si svolge il mestiere da speaker e doppiatore. Perché prima di realizzare uno studio è passato per le sale di registrazione o doppiaggio, e continua a passarci perché una presenza non esclude l’altra. Quindi sa di cosa parla. Per questo dico che doppiare da casa è possibile ma solo in parte.
Cosa possiamo doppiare, allora, dal nostro studio?
Pubblicità e altre produzioni che non hanno bisogno di un impiego lungo e ferocemente attoriale. Anche se in sync, il problema non è questo. Parliamo sempre di doppiaggio, ma non è il grande doppiaggio cinematografico che ci ha reso celebri.

Inoltre se prevedessimo di doppiare TUTTO da casa, per assurdo il personaggio principale di un grande film, verrebbe meno la catena umana che si sintetizza nel lavoro del doppiatore. A casa il doppiatore sarebbe abbandonato a sé stesso; nessun direttore a dirigerlo e nessun fonico a sistemare il fiato. Nessun assistente a confermare che sì, era buona quella frase!
Il doppiaggio è un affare per attori e ricco di tecnica. Non a caso si parla di tecnica del doppiaggio.
Da fuori il doppiaggio è sempre stato visto come un’arte applicata in una sala buia e insonorizzata, una sala dove viene eseguita una particolare magia. Doppiare dal proprio studio professionale è possibile, a patto che si verifichino tutte le condizioni.
Ma nessuno sarà così ingenuo da credere di trasferire - seppure momentaneamente - il mestiere del doppiatore in un altro luogo che non sia quello magico di una sala buia.

 

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